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Ambiente

'Discariche abusive in aumento'

Sviluppo sostenibile e ambiente, seconda parte: obiettivo sulla qualità del suolo e sugli effetti del cambiamento climatico. Parla Alberto Maffiotti, direttore del Dipartimento di Alessandria dell'Arpa
AMBIENTE – Sviluppo sostenibile e ambiente, seconda parte. Quella che dopo l'analisi dello stato delle acque punta l'obiettivo sulle condizioni del suolo. Con l'aiuto di Alberto Maffiotti, direttore del Dipartimento di Alessandria dell'Arpa, proseguiamo con l'analisi territoriale della Relazione sullo stato dell’Ambiente messa a punto da Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale) e Regione Piemonte. Dopo l'acqua, ecco il suolo. Dove gli effetti del cambiamento climatico si fanno sempre più evidenti. “Anche l'Alessandrino sta registrando mutamenti sempre più evidenti che progressivamente sembrano avvicinare l'ambiente al 40° parallelo (Alessandria è all'altezza del 45°). Vi sono aspetti più facilmente riconoscibili e altri – spiega Maffiotti – che altri che svilupperanno gli effetti negli anni”. Fra i primi c'è sicuramente la vegetazione. La drastica diminuzione delle precipitazioni, come quest'anno, e l'aumento delle temperature stanno incidendo su alberi, siepi, arbusti che seccano più velocemente e anticipatamente anche in conseguenza di un inverno altrettanto povero di pioggia e neve. “Le piante non hanno fermato i loro processi interni, come deve avvenire nella stagione invernale, e lo stress idrico – rileva il direttore dell'Arpa – è iniziato in enorme anticipo”. Una modifica del clima che sta incidendo anche sull'aria e sulla diffusione dei pollini, determinando anche in questo caso effetti mai visti in passato come l'incremento di allergie e patologie respiratorie. “Il cambiamento che vede temperature in aumento e calo dei venti provoca conseguenze mai prese in considerazione come la diffusione degli odori come quelli provenienti da materiali in discarica o da impianti di compostaggio”. Nel senso? “Gli impianti di compostaggio, per esempio, sono tarati per gestire le emissioni in base a determinate condizioni climatiche. Se cambiano, allora la tecnologia deve essere adeguata. È un effetto sgradevole, non inquinante, che però rende evidente come le conseguenze di un clima che cambia toccano aspetti della nostra vita che fino a ieri non erano presi in considerazione”.

Torniamo al suolo. Qual è lo stato di salute? “Buono complessivamente. Questo va detto subito, però stanno aumentando dei fenomeni che finora sono stati sottovalutati. Ma prima vediamo le conseguenze delle azioni dell'uomo. In diverse aree del territorio alessandrino – dice Maffiotti – sono presenti sostanze naturali che da sole non sono un problema. Lo possono diventare quando vengono mosse grandi quantità, come nel caso dei lavori per il terzo valico ferroviario. Il nodo non è la qualità della terra, bensì le azioni necessarie per mettere in sicurezza quanto si sta facendo”. I suoli sono molto inquinati? “Le alterazioni a suoli di pregio si registrano solo in aree specifiche, comunque va detto che le bonifiche da parte dei privati stanno avvenendo in misura maggiore rispetto al passato. Oggi queste aree rappresentano complessivamente poco più dell'uno per cento del territorio. Si parla di problematiche come quelle del cromo del polo chimico di Spinetta o dell'Ecolibarna, interventi importanti, certamente, ma che da un punto di vista dell'impatto riguardano aree circoscritte e rigorosamente sotto controllo. Altri invece sono i fenomeni da monitorare con crescente attenzione”. Quali? “Le discariche abusive e l'abbandono di rifiuti non pericolosi (dagli elettrodomestici al materiale edilizio). La situazione rischia di sfuggire di mano se non si individuano per tempo le aree critiche. Nella zona fra Lu e Cuccaro vi sono campi non più lavorati che nel tempo sono diventati discariche a cielo aperto. Non sono visibili dalle strade e quindi solo per caso sono stati segnalati, ora sono progressivamente sotto controllo, però è un fenomeno di difficile gestione e collegato anche alla crisi economica. Sono molti i privati come le piccole aziende che per non spendere in servizi di smaltimento, o anche solo per mancanza di conoscenza, preferiscono caricare il materiale su un mezzo e abbandonarlo ai bordi di una strada o in mezzo a un campo non coltivato. Siamo di fronte a un fenomeno di inquinamento del suolo di media gravità, ma che può peggiorare quando questo modo di smaltire riguarda i materiali con amianto”. 
17/07/2017
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