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Cronaca

Lara Bombonati resta in carcere, ma secondo il perito della Corte "deve essere curata"

Secondo il perito nominato dalla Corte di Assise di Alessandria la ragazza accusata di terrorismo non è in grado di intendere e di volere e va curata in una struttura idonea. Il tribunale dispone una nuova perizia e respinge la richiesta di revoca degli arresti in carcere avanzata dalla difesa. La ragazza, secondo il perito, avrebbe sviluppato la "Sindrome di Stoccolma" nei confronti di chi la violentò
CRONACA - “La storia di Lara Bombonati è una storia di sofferenza, di traumi, subiti fin da bambina”, che hanno portato la ragazza a sviluppare sindromi autolesioniste, di dipendenza, anche verso quello che sarà il suo sequestratore, nei mesi in cui fu prigioniera in Siria. Ad affermarlo è il professor Adolfo Francia, perito nominato dalla Corte di Assise di Alessandria e chiamato a valutare la capacità di intendere e di volere dell'imputata al processo davanti al tribunale di Alessandria, per appartenenza ad una organizzazione terroristica internazionale. Le conclusioni del perito del tribunale, illustrate ieri davanti alla Corte, non lascerebbero dubbi: Lara Bombonati è incapace di intendere e di volere.
Giunge però ad una conclusione opposta il consulente dell'accusa, il professor Maurizio Desana, il quale, pur non negando che la giovane di Garbagna è affetta da gravi disturbi della psiche, ritine che Bombonati fosse consapevole delle sue scelte nel momento in cui decise di seguire il marito, Francesco Cascio, in Siria. Nella direzione della perizia di Francia, va anche la consulenza della difesa, affidata al professor Mario Ancona.
Lara Bombonati, su disposizione della Corte, resterà comunque in carcere, nonostante due perizie su tre indichino la necessità che la ragazza venga curata in una struttura diversa. La Corte ha infatti respinto la richiesta di revoca della misura cautelare chiesta dall'avvocato di difesa Lorenzo Repetti. Sarà però nominato un collegio peritale, composto da più figure professionali, per un approfondimento delle valutazioni.
Lara e Francesco, che si erano conosciuti in una chat per autolesionisti, avevano abbracciato la fede islamica, ma con motivazioni differenti. In Lara c'era, e c'è, la ricerca di una “guida”, di quelle attenzioni che le furono negate; Francesco cercava invece un “mondo perfetto”, dove non ci fossero obblighi burocratici, dove non fossero necessari denaro e documenti. Per Francesco il “paradiso” poteva essere la Siria.
Lara, secondo quanto emerso in aula, aveva seguito il marito, per “dovere” e perchè affetta da dipendenza. “Il loro era un islam 'fai da te' appreso su internet”, spiega il professor Francia.
Cascio aveva la convinzione che il “suo” islam fosse quello autentico e, per questo motivo, ebbe discussioni sia in Turchia sia in Siria con altri islamisti. I due vennero poi separati in Siria e per Lara fu l'ennesimo trauma. Aveva perso la sua figura di riferimento, il marito, che ritrovò nel suo sequestratore, Abu Munir, che le usò violenza.
Nei confronti del carceriere, Lara arrivò a sviluppare una “sindrome di Stoccolma”, come ha spiegato il perito Francia, a provare cioè sentimenti verso chi l'avrebbe sottoposta a violenza.
L'anello di congiunzione tra l'imputata a il terrorismo sarebbe, quindi, Abu Munir? Per accertarlo, la Corte ha chiesto al pubblico ministero di acquisire documentazione circa l'appartenenza dell'uomo alla rete terrorista islamica per la quale, secondo l'accusa, Lara avrebbe fatto da staffetta, portando dalla Siria alla Turchia dei documenti. Ruolo di cui, secondo il perito di parte e del tribunale, la ragazza non era consapevole, non avendo capacità di riconoscere ed imporre la propria volontà. La prossima udienza è fissata per l'8 maggio.
20/04/2019
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